Sulla via degli Dei con i nostri figli piccoli [VIDEO]

La via degli Dei è uno spettacolare percorso che attraversa gli Appennini collegando le città di Bologna e Firenze. 120 km di trekking suddivisi in parte su strada asfaltata (direi un 30%) e in parte su sentieri e sterrati (il restante 70%). Nell’inverno dell’anno scorso, proprio durante il periodo natalizio, siamo usciti dalla porta di casa, a Rastignano, nelle colline bolognesi, e ci siamo incamminati lungo questa via percorsa ogni anno da migliaia di persone. Il punto di partenza, a onor del vero, sarebbe il centro di Bologna, ma poco cambia: nella prima tappa ci siamo ricollegati al percorso originale e siamo giunti al B&B Prati di Mugnano, porta di accesso ai primi boschi in quota. In questo viaggio, come potete notare dalle fotografie scattate, abbiamo portato con noi Sebastiano e Matilda, rispettivamente quattro anni e mezzo e un anno e mezzo.

Sono bimbi che abbiamo cercato di abituare fin da subito all’aria aperta. Entrambi frequentano una scuola nel bosco, ovvero un progetto pedagogico senza sede fisica. Gli unici punti di appoggio sono un tipì per il più grande e una yurta per la più piccola. Per il resto stanno fuori anche quando è freddo, o piove, o, udite udite, nevica. Forse in questo frangente della nostra vita erano più abituati a camminare loro di noi. Ci siamo comunque portati dietro un carrellino, anche perché l’escursione termica tra il mattino presto e l’ora di pranzo era notevole, costringendoci a spogliarci di giacche pesanti e maglioni. Alcuni giorni sono arrivato a vestire con la sola camicia. Così siamo partiti il 27 dicembre a piedi, con i bimbi e il carrellino, intenzionati a raggiungere Firenze entro 5-6 giorni, ma di fatto senza alcun programma…

IL NOSTRO EQUIPAGGIAMENTO PER AFFRONTARE IL CAMMINO

In questo cammino abbiamo avuto bisogno di vari accessori e cianfrusaglie utili sia per noi che per i bimbi. Qui di seguito riporto una lista che spero possa servire anche ad altri genitori per ripetere l’esperienza. Non sono molti quelli che si cimentano lungo la via degli Dei con i propri figli, soprattutto se piccoli, e io stesso ammetto che è stata una faticaccia arrivare fino in fondo. Ma con un po’ di pazienza, amore e spirito di sacrificio, tutto diventa possibile.

Nello zaino

  • Vestiti per due adulti e due bambini. Noi genitori abbiamo portato un solo paio di pantaloni, una giacca e un paio di scarpe. I bimbi avevano qualche ricambio extra, ma poca roba anche loro
  • Borsetta di medicinali
  • Pochette con spazzolini e dentifricio
  • Asciugamani medi e piccoli per doccia, mani, ecc

Nel carrellino

  • Berretti e giacche quando non si indossavano
  • Matriosca di pentole e padella
  • Scorte di viveri (pari a un sacco della spesa, che abbiamo fatto per la cronaca due volte)
  • Fornello a gas portatile
  • Cavalletto e fotocamera
  • Kit per riparare le gomme nella malaugurata ipotesi di bucasse la camera d’aria (per fortuna mai successo)
  • Pompetta per bici
  • Libretti da leggere ai bambini
  • Borracce

Il carrellino durante una pausa

DOVE ABBIAMO DORMITO SULLA VIA DEGLI DEI

Dormire in tenda lungo la via degli Dei è possibile, ma non durante l’inverno. Per carità, ognuno è libero di soffrire come vuole, ricordate però che a cavallo fra dicembre e gennaio le temperature a 1.000 metri di quota scendono di brutto, anche sotto gli zero gradi. Se poi siete stanchi (e lo sarete) rischiate come minimo un malanno, se non geloni alle dita dei piedi e altre sofferenze. Morale della favola: conviene abbandonare idee romantiche di viaggio in favore di bed and breakfast e alberghi. Lungo il percorso ce ne sono pochi, ma trovarli è abbastanza facile. In inverno i camminatori si contano sulle dita di una mano, dunque nessun problema di posto, anzi, qualche struttura potrebbe essere chiusa, dipende dal periodo (sotto le feste le chance di trovare aperto aumentano, subito dopo o subito prima calano di conseguenza). Ad ogni modo noi abbiamo dormito tutte le notti in qualche bel posticino ben curato, B&B Prati di Mugnano ad esempio, o Agriturismo Cà di Mazza. La spesa media è stata di 40 euro a notte per quattro persone, quindi veramente poco avendo anche la prima colazione. A Capodanno, in un camping con bungalow che ci ha sfoggiato un appartamento delizioso sempre per poche decine di euro, ci siamo anche concessi una cena luculliana, a base di cinghiale, porcini e tagliatelle. Non a caso ci siamo fermati due notti.

Tagliatelle e cinghiales sulla via degli Dei

QUALCHE CONSIGLIO PER NON FERMARSI ALLA PRIMA TAPPA

Come ci hanno raccontato i proprietari del primo B&B in cui ci siamo fermati, la via degli Dei non perdona: molti sprovveduti turisti che partono alla carlona, magari con le infradito e senza acqua, arrivano cotti alla prima tappa (il loro B&B) implorando di essere riaccompagnati alla stazione. Figuratevi fare questo percorso in pieno inverno, con due bambini piccoli e un maledetto carrellino che si incastra contro ogni buca e pietra e ramo secco. Ecco, forse vale la pena allenarsi un minimo prima di partire, aggiungete anche questi pochi ma preziosi consigli:

  • se avete bimbi sotto i tre anni, portate una fascia porta bebè (il passeggino NON HA ALCUN SENSO, finireste per abbandonarlo)
  • le indicazioni si trovano ovunque e dal nostro punto di vista sono molto chiare, evitate improbabili GPS e kit Arva, sarebbero solo un peso inutile
  • un paio di walkie talkie (anche detti ricetrasmittenti) possono risolvere parecchie situazioni in cui un genitore va avanti per controllare la strada e l’altro rimane indietro
  • le fontanelle scarseggiano, razionalizzate l’acqua perché vi potrebbe servire anche per cucinare (vedi il video sopra)
  • cerotti, creme per sgonfiare i piedi, e medicinali in generale potrebbero esservi di grande aiuto
  • lasciate a casa tablet e netbook, il paesaggio vi farà compagnia, ammiratelo e rispettatelo (non gettate cartacce in giro, non raccogliete piante e non lasciate pannolini dietro di voi, vi prego)

La traversata degli Appennini a piedi è stata tremendamente dura. Ci sono stati momenti in cui davvero pensavo di non farcela, più per via del carrellino che altro. È anche vero che senza carrellino non avremmo potuto viaggiare come piace a noi, in modo quasi del tutto indipendente e senza fretta di arrivare a destinazione (per il pranzo non dovevamo correre, avendo viveri e pentole). La fortuna più grande è stata il clima, nel senso che abbiamo beccato solo giornate di bel tempo, senza pioggia e senza neve. Il che fa una differenza enorme. Mettetevi alla prova ma siate consapevoli anche dei vostri limiti e dei limiti dei vostri figli, non potete forzare troppo la mano perché rischiate di trasformare un cammino in una tortura. Per il resto, in bocca al lupo, con un po’ di fortuna avvisterete anche lui.

Sul passo della futa

 

 

 

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Meglio il camper o la caravan? Meglio il van!

Sono appassionato di camper, caravan e van da ormai qualche anno, e più passa il tempo più divento maledettamente di parte. Nell’infinita e mai risolta competizione fra camper da una parte e caravan dall’altra, sono convinto ormai che ci sia un terzo vincitore destinato a rimanere tale per gli anni a venire. Sto parlando del van, o furgone camperizzato, o camper puro, o furgonato, insomma, del protagonista indiscusso della #vanlife e di moltissimi viaggi da parte di milioni di persone in tutto il mondo, giovani e non solo. Come si spiega il successo di questo mezzo? Da quello che ho potuto apprendere parlando con rivenditori di concessionarie ed esperti, il furgonato sta rapidamente superando il vecchio mansardato (cioè il camper con la tipica sporgenza sopra il parabrezza) per un motivo semplice: alle nuove generazioni questo mezzo piace. Piace più degli altri perché agile, pratico, compatto e modulare, caratteristiche assenti del tutto o quasi sia nei camper che nelle caravan (o roulotte).

Con il van si va dappertutto

Di fatto il camper e con lui la caravan agganciata a traino all’auto vengono visti come qualcosa di scomodo, ingombrante e poco indicato per affrontare un viaggio degno di questo nome in un’epoca così precaria e così caotica quale è diventata ormai la nostra. In effetti il van, e cioè un qualunque furgone allestito per dormire, cucinare e farsi magari una bella doccia, non ha paragoni in termini di flessibilità. Ce ne siamo accorti anche noi dal momento in cui abbiamo acquistato un vecchio Fiat 238 per girare l’Italia e l’Europa (ma anche il Canada). Questo furgoncino di appena 4,20 metri di lunghezza per 1,80 di altezza ci ha permesso di superare qualunque ostacolo, vedi le sbarre di accesso ai parcheggi lungo la spiaggia o a quelli sotterranei. Le possibilità di avere un impianto GPL ci ha consentito inoltre di risparmiare sul costo del carburante, prerogativa questa che un normale camper non ha (la stragrande maggioranza è a diesel). Ma c’è ancora molto, molto altro rispetto a un camper o a una caravan!

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DALL’OFFROAD AGLI UTILIZZI COMPLEMENTARI: LA FORZA DEL VAN

Se penso ai nostri viaggi in van penso anche alle occasioni in cui siamo andati fuoristrada, percorrendo sterrati se non addirittura tratti di terreno in mezzo al fango e all’erba. Con un camper “normale”, e tanto meno con una caravan agganciata all’auto, una libertà di questo genere è difficile da ottenere (il rischio è quello di piantarsi, soprattutto con ruote larghe, trazione anteriore e molto peso sulla cellula). Nota positiva quindi l’offroad, in parte fattibile anche senza un 4×4 (se poi avete tutte le ruote motrici meglio ancora, il divertimento è assicurato). Bisogna poi considerare anche i tempi morti in cui non siete in viaggio: la volta che il mezzo è fermo, lo potete usare per trasportare oggetti ingombranti (mobili, attrezzature sportive, ecc) o anche come automobile per tutti i giorni (molti modelli sono talmente piccoli che si parcheggiano in un posto auto classico).

La libertà del van compatto

Il successo di questi adorabili furgoni è stato tale negli ultimi anni da portare all’esplosione di un fenomeno mai visto prima, quello della vita in van e dei fulltimer: persone di ogni provenienza, cultura, età ed estrazione sociale che hanno deciso di mettersi in viaggio per qualche mese, per anni o per il resto della propria vita (fino a prova contraria naturalmente), visitando una parte del mondo, un paese specifico o perché no, l’intero pianeta. Di recente, in questa rubrica, abbiamo avuto il piacere di intervistare Andrea Arquà, padre, surfista, vegano, scrittore e appassionato di viaggi on the road. A bordo del suo (ex) Westfalia, Andrea ha viaggiato per gli Stati Uniti come fulltimer per un intero semestre, condividendo lo spazio ristretto del proprio T3 Ronzinante insieme alla moglie, ai figli e al cane. Un’impresa epica che con un camper sarebbe stata non più difficile ma sicuramente più costosa (a partire dalla spedizione del mezzo via nave).

IL FUTURO DEL SETTORE: IL CAMPER (E IL VAN) 100% ELETTRICO

E il futuro? Che cosa ci riserverà? Un ritorno alla caravan? Un camper ancora diverso dal furgone “puro”? Con ogni probabilità né il vecchio mandardato né la vetusta caravan spariranno, si verificherà piuttosto un ridimensionamento del mercato, con meno fedeli a questi mezzi e più persone orientate su furgonati e su fuoristrada allestiti (altro trend emergente). Per quanto riguarda la motorizzazione, basta digitare su Google news camper elettrico per rendersi conto di come – dal Fiat Ducato all’eBussy – il camper a trazione “pulita” sia il prossimo step in arrivo. Personalmente credo e immagino un futuro in cui il pacco batterie del camper servirà per alimentare il camper stesso e le utenze (piani cottura, riscaldamento e altro). Mancano senza dubbio almeno 10 o 20 anni a questo risultato, ma la tecnologia sta progredendo a una tale velocità da non precludere certo questa ipotesi.

Camper van elettrico Nissan e-NV200 verde

Arriverà quindi il giorno, molto presto, in cui potremo goderci le vacanze on the road dimenticandoci dei rifornimenti di gasolio o benzina, dell’olio motore, dei continui guasti meccanici e di tutti i ricambi che ci portiamo dietro. Sarà diverso, ma sarà anche più entusiasmante e stimolante. Nel mio piccolo sto coltivando un progetto di van “gas free” che prevede l’eliminazione del gas per cucinare e – spero – per scaldarsi. Ancora non posso sbilanciarmi e rivelare molto, ma presto su questo blog vi parlerò di come sia possibile viaggiare spendendo e inquinando meno. Un gesto concreto per un futuro più sostenibile anche quando si sceglie di visitare ed esplorare il mondo, km dopo km, sosta dopo sosta, città dopo città. A presto, ci vediamo in strada!

 

 

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Viaggiare in camper con i bambini: un’esperienza che ci ha cambiato la vita

La prima volta che nostro figlio ha messo piede in un camper è stata la prima volta anche per noi. Non siamo nipoti o parenti di camperisti, per cui non ci era mai capitato di viaggiare su un mezzo a quatto ruote. Poi è arrivato Sebastiano, e con lui è arrivato anche il nostro camper van Ermanno, un Fiat 238 allestito dall’ex ditta Almo (oggi non più in attività). E da lì sono cominciate anche le nostre esperienze a bordo di un camper, o per meglio dire di un furgone camperizzato (in gergo camper puro). Il battesimo di fuoco è avvenuto a Napoli, una città che non scorderemo mai, direi a posteriori un’avventura nell’avventura visto che mai eravamo stati in giro con un van e un bimbo di poco più di un anno, per lo più in un campeggio… all’interno di una solfatara (campeggio per altro chiuso dal 2017 per un gravissimo incidente in cui hanno perso la vita un bambino di 11 anni con i suoi genitori).

Seba su Ermanno

Insomma, non è stata la classica gita al mare di qualche giorno, siamo arrivati senza sapere un accidenti di come si sta in un campeggio, e ci siamo improvvisati un po’ su tutto, dalla preparazione del cibo all’organizzazione della nanna. Ricordo ancora il nostro misero fornello portatile e il minuscolo frigo a 12 volt del precedente proprietario. Ma ricordo anche il piacere di arrivare a destinazione (8 ore di viaggio se non di più dal mattino alla sera) e scoprire che insieme a noi c’erano altri camperisti italiani, francesi e non solo. Una soddisfazione anche a livello economico, perché se fino a quel momento avevamo sempre pagato un bel gruzzolo fra spostamenti e pernottamenti, allora riuscimmo a cavarcela con soli 800 euro totali di una settimana TUTTO COMPRESO!

Viaggiare in camper conviene

ELIMINATION COMUNICATION, FASCIA PORTABEBE’ E CARRELLINO BICI

I nostri alleati in quel primo viaggio, ma anche nei successivi, sono stati tanti. Sì perché viaggiare in camper con i bambini non vuol dire necessariamente portarsi dietro una montagna di accessori e bagagli. Questo succede se si segue l’approccio tipico della società dei consumi. Nel nostro caso la scelta è stata differente, spingendoci all’adozione di strategie complementari, ispirate alla filosofia del less is more. In particolare abbiamo messo in campo trucchi provati fin dalla prima settimana di vita di nostro figlio, o quasi…

  • elimination comunication → è il sistema che ci ha permesso di evitare la produzione di una quantità mostruosa di rifiuti tra pannolini, creme e salviette per pulire il sedere. Grazie all’elimination comunication si cerca di prevedere i bisogni del proprio figlio, anticipandolo quando deve fare pipì o pupù. Possibile? Assolutamente sì, noi ci siamo riusciti e devo dire con ottimi risultati!
  • fascia portabebè → se evitate il camper perché dovreste portare via uno o due passeggini, sappiate che esiste un’alternativa a tutto questo spreco di spazio: la fascia portabebè. Ebbene sì, con la fascia portabebè risolvete il “problema” degli spostamenti caricando semplicemente vostro figlio sulle spalle. Per noi che abbiamo avuto grosse difficoltà nel gestire la nanna di Sebastiano, la fascia è stata una vera salvezza.
  • carrellino bici → a Napoli no, ma in Puglia, Slovenia, Canada e nei successivi viaggi in camper, il carrellino bici si è rivelato un accessorio decisivo, in grado di ottimizzare i tempi della giornata. I modelli Thule come il nostro si possono sfruttare tra l’altro anche a spinta senza per forza agganciarli alla bici. Direi un must to have!

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Sebastiano sul suo carrellino bici per bambini

DA NAPOLI AL CANADA, E DA UNO A DUE FIGLI PICCOLI

Il primo viaggio non si scorda mai, ma anche i successivi devo dire non sono stati da meno. In pochi anni, cinque per la precisione, abbiamo portato il nostro vecchio van in giro per il mondo: Slovenia, Austria, Slovacchia e perfino Canada, quando Sebastiano aveva poco più di due anni. Non sono stati esattamente viaggi di piacere. Quando si gira in camper e in special modo in van non è mai una vacanza. Ma se penso che anche con la seconda figlia non abbiamo avuto dubbi e abbiamo continuato a girare alla stessa maniera (per altro di nuovo con fascia portabebè, carrellino bici, ecc), bè, allora qualcosa vorrà pur dire. Spedire il camper in Canada, ritirarlo ad Halifax e raggiungere Toronto resta in ogni caso l’emozione forse più grande in assoluto mai provata in vita nostra (per chi fosse interessato questo è il documentario sul Canada realizzato). Qualcosa di indescrivibile che né il passare degli anni né il cambiamento delle nostre priorità potrà mai cancellare.

Sosta libera con le mucche vicino!

Cosa consiglio ai neo genitori che si affacciano a questo mondo? Innanzitutto di non badare a chi dice che tanto i figli non ricorderanno nulla quando saranno grandi, uno perché non è detto che sia così, e due perché i momenti di allegria e di scoperta vissuti in quell’istante con i propri genitori accanto saranno comunque bellissimi, per loro e per voi. Se posso dare un consiglio, direi di cominciare per gradi, senza voler strafare, ma accontentandosi di testare il camper e l’equilibrio della famiglia sotto stress (perché a volte si tratta proprio di stress) in occasione di un fine settimana o di una breve vacanza di qualche giorno. Nel tempo prenderete sempre più confidenza con la strada e le dinamiche del viaggio on the road, e capirete se è davvero un tipo di esperienza adatto a voi oppure no. E se vi stuzzica l’idea di un viaggio spaziale, magari negli USA, date retta a chi ci è già passato (con due figli, una moglie e un cane!): Negli USA in van: intervista ad Andrea

 

 

 

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Various freshly squeezed vegetable juices for Fasting

Dieta del digiuno intermittente fai da te

Digiuno”: una parola invisa a molti, che, però,da diverso tempo sta diventando una pratica sempre più diffusa, non solo tra i cultori delle diete ferree e della linea perfetta, ma anche come vero e proprio strumento di salute.

A dire la verità, la pratica dell’astinenza da cibo è molto antica e veniva già utilizzata da diverse culture come strumento di autocontrollo oppure, in determinati periodi dell’anno, come “semplice” rispetto delle tradizioni.

Meno cibo e quindi meno calorie, non vuol dire però meno nutrienti. Intraprendere la dieta del digiuno intermittente fai da te può non essere facile impresa o essere addirittura controproducente, se non si conoscono le basi da cui partire. Ecco quindi una piccola guida per mangiare meno… ma meglio!

Digiuno intermittente: cosa significa

Il digiuno intermittente è nettamente diverso dalla dieta ipocalorica, quest’ultima ha come obiettivo primario la perdita di peso e prevede una restrizione calorica non scadenzata o periodizzata. Il digiuno intermittente, invece, impone una restrizione calorica solo all’interno di determinati periodi programmati, all’esterno dei quali si può, invece, procedere con la normale assunzione di cibo. L’obiettivo del digiuno programmato non è solo la perdita di peso, che è uno dei suoi indiscutibili vantaggi, ma quello di equilibrare le funzioni corporali e metaboliche, prevenire disfunzioni e malattie, promuovendo uno stile di vita sano.

Digiuno intermittente: 3 schemi che puoi adottare

La prima scuola di pensiero rientra più nella categoria del “mima digiuno”, dove più che un’assenza di cibo si cerca di limitare l’assunzione di calorie, equilibrando, in proporzione, proteine (11-14%), carboidrati (42-43%) e grassi (46%):

  1. Lo schema 5:2, conosciuto anche con il nome di “dieta fast”, prevede l’assunzione di tutti gli alimenti, senza eccezione, per 5 giorni alla settimana. Questi 5 giorni devono però essere inframmezzati da 2 giorni (non consecutivi tra loro) in cui l’approvvigionamento energetico è inferiore a quello abituale e non deve superarlo di un quarto del suo valore, nello specifico si devono assumere circa tra le 500 e le 600 chilocalorie (200-250 a colazione e 300-350 a cena).
  2. Lo schema 16/8: è forse il vero e proprio digiuno intermittente, secondo il quale si concentra l’assunzione di cibo in un lasso di tempo variabile tra le 6 e le 8 ore, mentre si evita qualsiasi cibo, anche un solo spuntino, nelle fasce orarie prima e dopo. L’assunzione di alimenti avviene solitamente nelle ore centrali della giornata. Importante è infatti evitare di mangiare nel tardo pomeriggio o sera. Così facendo l’organismo ha, infatti, più tempo per smaltire le calorie accumulate (se si cenasse tardi, non se ne avrebbe il tempo) e si abitua il nostro corpo a vivere in condizioni di ridotta sazietà.
  3. Eat-Stop-Eat: secondo questo schema si consumano alimenti regolarmente per un giorno, mentre si digiuna per 24 ore consecutive uno o due giorni alla settimana.

Digiuno intermittente: i benefici

Il digiuno intermittente non è per tutti, soprattutto se si hanno patologie o malattie croniche e se si è in gravidanza, inoltre, è sconsigliato a bambini e anziani. Allora, perché intraprenderlo? I benefici da restrizione calorica, se eseguita correttamente, sono più di quanto pensi!

  • Migliora il livello di insulino-resistenza
  • Diminuisce l’infiammazione sistemica
  • Aumenta la resistenza allo stress
  • Favorisce l’aumento di ormoni anabolici, che, a loro volta, favoriscono la mobilitazione di grassi
  • Riduce la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca a riposo ed i livelli di lipidi nel sangue
  • Aiuta nella perdita di peso
  • Diminuisce il rischio di ammalarsi di diabete!

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5 rimedi naturali per le borse sotto gli occhi

Nemiche di molti, le borse sotto gli occhi si presentano solitamente al mattino, sotto forma di cerchi scuri e gonfi. Possono essere causate da vari fattori, come scarsa qualità del sonno, stile di vita scorretto, assunzione di farmaci, oppure fattori genetici o squilibri ormonali.

Curare questo inestetismo è però possibile nella maggior parte dei casi. Vediamo come, grazie a cinque rimedi naturali!

1) Dormire, dormire, dormire

Mai capitato di svegliarti dopo una serata di baldorie o dopo una notte insonne con gli occhi gonfi e le borse scure sotto gli occhi? La qualità, oltre alla quantità di ore del nostro sonno, influisce in modo determinante sulla comparsa o l’attenuazione di borse e occhiaie.

Perché? Semplice, le borse sotto gli occhi sono il frutto di cattiva microcircolazione e scarsa idratazione. Durante il sonno avviene, di norma, la rigenerazione cellulare che porta ad un riequilibrio della circolazione e delle funzioni vitali. per questo dormire bene è importante, non solo per sentirsi in forma, ma anche per avere un aspetto più fresco e riposato.

2) Mantieni uno stile di vita sano

Come già accennato, le borse sotto gli occhi sono strettamente collegate a disidratazione e cattiva microcircolazione. In particolare sono causate da un ristagno di liquidi, che è possibile “eliminare” tramite una corretta idratazione quotidiana. Il giusto apporto giornaliero di liquidi è di circa 1,5 litri. Non è necessario, però, bere solo acqua per raggiungere questo obiettivo… puoi integrare i liquidi attraverso l’alimentazione, bevendo spremute, succhi e frullati e consumando le giuste porzioni di frutta e verdura a ogni pasto! Inutile dire che uno stile di vita sano a tutto tondo è la base per rimanere in salute e combattere le borse sotto gli occhi! Quindi:

  • pratica almeno mezz’ora al giorno di sport o attività fisica
  • consuma cibi ricchi di ferro e vitamina C, ma poveri di sale
  • … e ricordati di assumere liquidi!

3) Gel, sieri e creme idratanti

Per attenuare le borse sotto gli occhi a volte non basta solo avere uno stile di vita sano ed equilibrato, per fortuna la cosmesi ci viene in aiuto con gel, sieri e creme idratanti specifici per questa problematica.

Ma come utilizzare questi prodotti al meglio? Tieni presente che il contorno occhi è una delle zone più delicate del nostro viso perché più soggette all’invecchiamento. Seleziona quindi creme leggere, che non appesantiscano troppo la pelle, ma che la idratino a sufficienza: gel e creme specifici per borse e contorno occhi hanno infatti una consistenza più soft. Applica questi prodotti una o due volte al giorno, picchiettandoli delicatamente sulla zona interessata e lascia che agiscano.

4) Occhi riposati con gli impacchi alla camomilla

Le borse sotto gli occhi avranno vita breve con un altro semplice, ma efficace rimedio 100% naturale: gli impacchi alla camomilla. Prendi due bustine di infuso di camomilla oppure utilizza un impacco di fiori precedentemente ammollati in acqua calda, applicali sugli occhi appena sveglia, poi lascia agire per circa un quarto d’ora. Per avere dei risultati visibili, ripeti l’operazione per diverse mattine: il grande vantaggio di questo rimedio naturale è che non ci sono controindicazioni!

5) Automassaggio del viso

Chi l’ha detto che i massaggi fanno bene solo al corpo? Mai sentito parlare dei massaggi facciali? Stimolare la microcircolazione del viso attraverso un massaggio delicato e leggero è un ottimo rimedio naturale contro le borse sotto gli occhi e contribuisce a donare un aspetto riposato e disteso alla nostra pelle. Non bisogna essere dei guru del massaggio, bastano cinque minuti al giorno! Ecco come eseguirlo correttamente: procedi con massaggi leggeri sul viso, prima in senso orario e poi antiorario, cerca di non premere eccessivamente sulle guance, per non indebolire i capillari. Passa poi agli occhi, massaggia verso l’alto partendo dall’angolo interno dell’occhio verso la tempia.

Et voilà: con questi cinque rimedi le borse sotto gli occhi spariranno alla velocità della luce!

 

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