Un libro diventato film. Da leggere e guardare durante le Feste.

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Due prodotti diversi, ma con lo stesso soggetto, anzi l’uno addirittura tratto dall’altro. Stiamo parlando di “Borg McEnroe” il libro scritto da Stephen Tignor (editore Harper Collins Italia) che racconta la rivalità fra due grandi del tennis mondiale.

Björn Borg e John McEnroe, sono stati protagonisti della scena sportiva fra gli anni ’70 e ’80, con due personalità opposte, seppure unite da numerosi punti in comune, fra i quali spicca la voglia di vincere, di essere il migliore e la passione smisurata per il tennis. Borg è noto per la sua freddezza, la sua calma e la sua quasi totale assenza di emozioni in campo, al contrario di McEnroe, che fin dai primi anni di carriera, si è distinto per il suo carattere ribelle e incline agli scatti d’ira, soprattutto nei confronti di arbitri e spettatori. Nel corso delle loro carriere, si sono affrontati 14 volte in un arco di soli 4 anni (tra il 1978 e il 1981) con 7 vittorie per parte. Il libro parte da Flushing Meadows, settembre 1981 Björn Borg, l’imperturbabile svedese diventato il più ricco e famoso tennista della storia, perde contro il suo giovane rivale John McEnroe nella finale degli US Open. Dopo l’ultimo colpo che finisce oltre la linea di fondo, Borg si avvicina alla rete, stringe la mano di McEnroe in silenzio e abbandona per sempre il gioco che aveva dominato per l’ultimo decennio. Nessuno se ne rese conto, all’epoca, ma quel giorno segnò una svolta epocale nella storia del tennis. Ripercorrendo le fasi salienti del torneo, Stephen Tignor ricostruisce la vita e la carriera degli uomini che hanno reso memorabili quei giorni: lo svedese soprannominato “Ice Borg”, che sotto una facciata gelida nascondeva in realtà un temperamento focoso, e John McEnroe, il genio tormentato destinato a scalzare il suo stesso idolo dal piedistallo. Il film, invece, sposta l’azione a Wimbledon 1980, descrivendo una delle più belle partite della storia. Il regista danese Janus Metz Pedersen mette in scena uno dei match più importanti del secolo scorso e ne sottolinea le valenze metaforiche con l’aiuto di una sceneggiatura, firmata dal regista-autore svedese Ronnie Sandhal  La finale di Wimbledon ’80 è rappresentata come una partita in cui il match point, se vincesse McEnroe, sarebbe in realtà uno scacco al re, un Borg, che in quell’epoca aveva già vinto Wimbledon per quattro volte consecutive. Una storia avvincente fra sport, mondanità e pura umanità interpretata da Sverrir Gudnason (Borg) e Shia La-Beouf (McEnroe).