Treasures from the wreck of the unbelievable – Tesori dal relitto dell’incredibile

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Dal 9 aprile al 3 dicembre 2017 – Palazzo Grassi e Punta della Dogana, Venezia

Uno dei più geniali e controversi artisti contemporanei, l’inglese Damian Hirst, realizza nel 5 mila metri quadri dell’intera Pinault Collection (Palazzo Grassi e punta della Dogana) un’esposizione in cui epica e forza rievocativa si fondono per dar luogo ad un racconto che si dipana in quasi 200 opere, le quali rappresentano una cifra totalmente nuova nella carriera di un artista noto al grande pubblico per le carcasse di animali sotto formaldeide o i teschi tempestati di diamanti. La mostra, “Treasure from the wreck of the Unbelievable (Tesori dal relitto dell’incredibile) curata da Elena Geuna, si presenta come un grande giacimento di reperti rinvenuti nelle profondità marine, tanto che per avvalorare quest’immagine, viene mostrato un video che raffigura il finto ritrovamento degli stessi quando alcuni subacquei recuperano (o sembrano recuperare) un relitto antico di quasi 2000 anni in un punto imprecisato dell’Oceano Indiano a ridosso dell’Africa. Questa leggendaria nave, l’Apistos (Incredibile) posta nella stiva una collezione di incommensurabile valore: sculture, gioielli, monete e manufatti provenienti da ogni parte del mondo, appartenuta al ricchissimo collezionista Cif Amotan, liberto originario di Antiochia.
L’esposizione diventa quindi una sorta di Disneyland antistica, sospesa fra vera finzione e falsa verità e si snoda fra i due palazzi che lo ospita – Palazzo Grassi e punta della Dogana – con un continua dualismo di antico e moderno, di vero e di falso: come busti raffiguranti Mickey Mouse, trasformer, personaggi del Libro della Giungla disneyano o un autoritratto, coperti di conchiglie, coralli, licheni marini. Fino ad arrivare da una gigantesca statua in resina dipinta, alta più di 18 metri (Demone con ciotola) che domina l’atrio di Palazzo Grassi e che si accompagna a piccoli monili, a monete d’oro, a busti di donne, che rimandano al Surrealismo.