Indoor farming

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L’aumento della popolazione mondiale e l’incremento nel fabbisogno di beni agricoli necessari per la sua sussistenza stanno comportando la variazione di una serie di fattori che rivestono un’incidenza essenziale nel bilancio energetico globale. Basti pensare che nel 2012 in Europa sono stati consumati circa 16 milioni di Tep (Tonnellata equivalente di petrolio) per la sola agricoltura. Questo dato mostra la rilevante incidenza del consumo di risorse in questo settore e l’importanza di elaborare soluzioni ad alta efficienza onde evitare che il dato citato si aggravi ulteriormente. Si consideri, inoltre, che nel 2050 l’80% della popolazione totale vivrà nelle città, mentre oggi questa percentuale è di circa il 54% (circa 3,96 miliardi di persone): questa “migrazione” indurrà un progressivo aggravio nella situazione considerata, dato dalla complicazione logistica per gli approvvigionamenti e, in particolare, per i trasporti e la conservazione delle derrate alimentari.

Una delle tecniche che si stanno sviluppando per affrontare la crescente richiesta alimentare e le complicazioni logistiche sempre più incombenti è quella dell’agricoltura indoor. A partire dalle serre tradizionali fino ad arrivare a quelle hi-tech, tale tipologia di coltivazione permette di aumentare drasticamente la produttività grazie ad un attento controllo delle condizioni ambientali che influenzano la crescita delle piante. Una delle tecniche più idonee e studiate per soddisfare questa nuova esigenza è quella della coltivazione idroponica o aeroponica: la terra è sostituita da un substrato inerte e la pianta viene irrigata con una soluzione nutritiva composta da acqua e altri elementi indispensabili alla crescita. Queste colture comportano consumi molto limitati: una piantina di lattuga ha bisogno di 2 litri d’acqua, contro i 45 litri che servono invece in campo aperto. Sono, inoltre, colture altamente intensive: una coltivazione naturale di lattuga ha una frequenza di 6 colture l’anno, mentre l’agricoltura indoor consente una frequenza di 14 colture l’anno. Essa, inoltre, permette la diminuzione del 50% dei concimi, l’annullamento dell’uso di qualsiasi tipo di pesticida, l’eliminazione di ogni tipo di scarto di tipo liquido e solido, il riciclaggio di acqua e nutrienti per eliminare gli sprechi e l’elevata automazione del tutto.