Grisha Bruskin. Icone sovietiche.

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Fino al 15 aprile 2018 le Gallerie d’Italia di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza ospiteranno una mostra dedicata a Grisha Bruskin.

L’esposizione si impernia su due grandi dipinti di Grisha Bruskin (Mosca, 1945), un dittico intitolato Fundamental’nyj Leksikon (Lessico Fondamentale). Un capolavoro che non è mai stato esposto nella sua interezza, nemmeno in Russia. Le due tele presentano ognuna 128 personaggi, 256 figure per l’intera opera. Tutti i personaggi sono monocromi, in bianco, e traggono ispirazione, tra molte altre risonanze, dall’importanza e dalla pervasiva diffusione della statuaria in Unione Sovietica. Nella storia dell’arte russa del secondo Novecento Fundamental’nyj Leksikon gode di uno status mitico: in occasione della prima e unica asta internazionale in Unione Sovietica, bandita da Sotheby’s a Mosca il 7 luglio 1988, una delle due tele fu battuta per una cifra record, generando una svolta definitiva all’interno del panorama artistico russo, fino a quella data privo di uno sbocco nel mercato ufficiale. La struttura del dittico riprende quella dei menologi (dal greco menologion, “mese” e “discorso”): le icone che, dal X secolo, raffigurano l’intero ciclo dei santi e delle feste liturgiche, e che per questo vengono considerate come icone-calendario. Alcuni esempi (due dei quali in mostra) sono presenti all’interno della collezione Intesa Sanpaolo di icone russe, conservata alle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari, sede museale della Banca a Vicenza. Lessico Fondamentale li ricorda non solo da un punto di vista formale, ma anche concettuale, anche se i santi e le feste religiose sono sostituiti dagli operai, gli atleti, i funzionari, i cosmonauti ecc. L’esposizione presenta inoltre una significativa selezione di disegni preparatori alle due tele ma anche due gruppi di piccole sculture, realizzate in seguito, in porcellana (25 pezzi) e in bronzo (49). La mostra di Vicenza rende esplicito così, per la prima volta, il passaggio dalla bidimensionalità di Lessico Fondamentale alla tridimensionalità degli importanti progetti che Bruskin ha concepito e realizzato dopo il crollo dell’URSS, trasfigurato dall’artista in una affascinante dimensione “archeologica”.