Botero a Verona negli spazi AMO-Palazzo Forti

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Dopo le esposizioni consacrate ai grandi interpreti ella pittura del ‘900 come Tamara de Lempicka, Picasso e Toulouise Lautrec, il museo AMO (Arena Museo Opera) – Palazzo Forti di Verona ospita fino al 29 aprile 2018 una antologia dedicata a Fernando Botero, che ha scelto di concludere i festeggiamenti per il suo 85esimo compleanno e i suoi 50 anni di carriera, esponendo 50 opere di grandi dimensioni, una per ogni anno di attività.

Tra i tanti capolavori in mostra Piero della Francesca (dittico) del 1998, Musici (2008) e La vedova (1997). Promossa da Arena Extra e voluta dalla Direzione del Museo AMO-Palazzo Forti, la mostra è coprodotta dal Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira. I protagonisti dei suoi dipinti sono sempre privi di stati d’animo riconoscibili, non provano né gioia, né dolore. Di fronte ai giocatori di carte, alla gente del circo, ai vescovi, ai matador, ai nudi femminili Botero non esprime alcun giudizio. Nei suoi dipinti scompare la dimensione morale e psicologica: il popolo, in tutta la sua varietà, semplicemente vive la propria quotidianità, assurgendo a protagonista di situazioni atipiche nella loro apparente ovvietà. La prima sezione è dedicata alle sculture, dove si esprime in modo magistrale la filosofia artistica di Botero, attraverso la quale la plasticità tridimensionaleo volumetrica della forma è molto importante. Gli esempi: Donna straiata, I ballerini e il monumentale Cavallo con briglie. La seconda sezione è invece rivolta all’arte pittorica degli antichi maestri. Il pittore colombiano media la cultura latino-americana delle sue origini con le conoscenze europee attraverso Giotto, Piero della Francesca, Leonardo, Mantegna, Velàsquez, Goya, importanti punti di riferimento durante i suoi viaggi in Italia e Spagna nei primi anni Cinquanta. A costoro si aggiungeranno in seguito Dürer e Rubens, Manet e Cézanne, a testimonianza della curiosità intellettuale di Botero e della sua volontà di stabilire un rapporto ideale con la grande arte europea del passato e della modernità, con i cui capolavori si è confrontato fin dai suoi esordi. Qui spiccano il ritratto di Rubens e sua moglie (2005), L’infanta Margherita Teresa (2006) – omaggio a Velasquez – e la delicata reinterpretazione, sinuosa e sensuale de La Fornarina (2008) di Raffaello.